PRATICA DI GENTILEZZA PER GENITORI IMPERFETTI
Essere genitori è una delle sfide più grandi che si possano affrontare nella vita e allo stesso tempo ci offre la possibilità di imparare ad amare incondizionatamente qualcuno, al di là di noi stessi.
Quando vogliamo portare consapevolezza nella relazione con i nostri figli, possiamo ricordare che uno degli ingredienti principali è la gentilezza.
È una qualità che parte dal cuore, la gentilezza, e ci aiuta a stabilire un clima di amore, di delicatezza, di cura affettuosa.
Quello che talvolta scopriamo con sorpresa è che possiamo indirizzarla anche a noi stessi. Sì, anche se siamo genitori: ce n’è anche per noi!
La pratica che propongo oggi è per genitori imperfetti: genitori disposti ad abbracciare il dono della propria imperfezione, e a riconoscere che gli errori non ci allontanano dagli altri, ma sono esattamente ciò che ci connette agli altri. È questo che significa essere umani.
Mettetevi comodi e fate un paio di respiri consapevoli.
Ora, portate alla memoria un momento in cui avete perso la pazienza con i vostri figli: quella giornata in cui eravate stanchi e di malumore, avevate qualche preoccupazione per la testa, o semplicemente avete reagito oltre misura per quel comportamento che proprio fate fatica a tollerare.
Forse in questo momento si stanno delineando nella mente un paio di episodi e magari iniziate anche ad avvertire qualche sensazione nello stomaco, nel petto o nella gola.
Bene, sceglietene uno e lasciate che sia vivido nella vostra mente. Notate anche come ogni volta che riportiamo alla mente qualcosa di spiacevole o doloroso avvenuto in passato, riattiviamo anche il corpo e il cuore (ricordatevelo, se avete la tendenza a rimuginare: non vi fa bene!).
Sta per seguire la reazione a catena in cui, con qualche probabilità, provate vergogna per aver perso la pazienza, vi sentite in colpa e si susseguono pensieri poco gentili in cui vi date addosso per la vostra reazione.
È questo il momento di introdurre della gentilezza verso voi stessi.
Trattatevi con lo stesso calore, con la tenerezza e il supporto che riservereste ad un amico. La gentilezza è una sorta di calorosa comprensione che vi permette di chiedervi: posso ancora essere emotivamente gentile con me stesso, mentre riconosco cosa è appena accaduto? Posso essere gentile con la mia stanchezza?
Notate che coltivare questo genere di gentilezza non significa fare spallucce o deresponsabilizzarsi rispetto alle proprie azioni, ma significa semplicemente non appesantire la situazione con il giudizio e riconoscere che l’autocritica esaspera l’emozione difficile che stiamo provando in quel momento.
Con questa forma di gentilezza, invece, riconosciamo la nostra imperfezione e ci diamo la possibilità di essere gentili con noi stessi, ristabilendo un terreno di connessione e amore anche verso gli altri.
L’intera esperienza di essere genitori comporta l’avere momenti difficili con i nostri figli, e amarli lo stesso. Quando coltiviamo la presenza, impariamo a non identificarci con l’emozione difficile ma ad entrarvi in contatto senza farci portare via dalla narrazione che l’accompagna.
Buona pratica!





