Welcome to the river

Benvenuto in go as a river,
il progetto di mindfulness a cura di Valentina Giordano

DAYDREAMING, O L’ABITUDINE DI SOGNARE AD OCCHI APERTI

Zen significa ricordarsi di rimanere vivi e di essere svegli. Abbiamo l’abitudine di sognare ad occhi aperti, facendo congetture sul futuro e dimorando nel passato. La pratica dello Zen significa apprezzare la vita in questo momento.
Se riusciamo a rimanere completamente presenti per cinque minuti al giorno, allora lo stiamo facendo piuttosto bene. Siamo afflitti dal futuro e dal passato, ma non esiste altra realtà se non quella del qui ed ora.

~ Peter Matthiessen

 

 

Uno degli elementi che compongono la Mindfulness è la qualità temporale di immediatezza del momento presente. Nella pratica attiviamo ripetutamente la nostra attenzione in questo momento, l’unico che possiamo vivere.

 

Ebbene, chi di voi ha provato a meditare sa quanto sia difficile essere completamente presenti se non si è allenati. Basta osservare la nostra mente all’opera per pochi minuti per vedere quante volte ci ritroviamo proiettati in un passato che non c’è più o in un futuro che deve ancora venire, assorti nella ripetitività dei nostri pensieri.

 

Nella mia esperienza personale, appena ho iniziato a meditare ho scoperto di ritrovarmi il più delle volte in un’altra dimensione ancora, quella dei sogni ad occhi aperti.

 

È proprio questo, infatti, che succede quando ci dedichiamo con costanza alla pratica: iniziamo a diventare intimi con noi stessi e a familiarizzare con le nostre abitudini mentali, osservandole con un atteggiamento di curiosità e apertura che sia libero da giudizio.

 

Accorgermi dell’abitudine di essere così spesso immersa nelle mie fantasticherie è stata una scoperta inaspettata. L’ho fatto per tutta la vita, ma non mi ero mai osservata così da vicino da rendermi conto di quanto tempo spendessi in questa attività.

 

L’evoluzione delle reazioni rispetto a una tale scoperta è stata, a tratti, divertente. Alla domanda dov’è la tua attenzione, adesso? ho iniziato dapprima a notare che ero spesso lì (beccata!), poi ho visto nella meditazione un momento di pace in cui, finalmente, potevo fantasticare indisturbata, quindi sono sopraggiunti il giudizio, la rabbia, il senso di inadeguatezza.

 

Al mio primo ritiro a Gaia House, convinta che non solo non fossi “brava a meditare” ma che ci fosse addirittura qualcosa di sbagliato in me, mi sono sentita in dovere di vuotare il sacco. E dopo il colloquio con Martine Batchelor, che stava conducendo il ritiro, sono riuscita finalmente a fare spazio al sorriso e alla gentilezza.

 

Nel suo meraviglioso libro Let Go. A Buddhist Guide to Breaking Free of Habits, Martine affronta la questione del daydreaming come uno dei patterns tra i nostri modelli di pensiero che possiamo osservare se ci dedichiamo alla meditazione. Abbiamo, infatti, la tendenza a pensare ripetutamente secondo lo stesso schema e questo ha un impatto su come percepiamo noi stessi e sulle nostre parole e azioni.

 

Proprio come mi aveva raccontato a colloquio, Martine descrive nel libro di come la sua propensione a fantasticare probabilmente derivasse dall’infanzia, quando di notte per distrarsi dalla paura del buio era solita costruire lunghe storie nella mente fino ad addormentarsi. Qualunque fosse la ragione, era diventata un’abitudine che si è portata dietro anche da adulta, benchè fosse gradualmente scomparsa la paura del buio.

 

L’immaginazione è una funzione della mente, ma sognare a occhi aperti è una proliferazione dell’immaginazione che ha conseguenze svantaggiose. Ci astrae da ciò che sta realmente accadendo e ci fa sentire frustrati perché ciò che spesso sogniamo ad occhi aperti non succede. […] La meditazione può anche farci scoprire il sapore specifico dei pensieri. Sognare ad occhi aperti è molto seducente; quando sopraggiunge il pensiero “Se fossi…”, Se avessi…”, ti tira dentro. È un pensiero delizioso quanto qualcosa di dolce che promette momenti d’incanto.”

 

Nel fantasticare, così come nel ricordare il passato o programmare il futuro, non c’è niente di sbagliato. Si tratta di funzioni che ci permettono di sviluppare la creatività e l’immaginazione (sognare), imparare dall’esperienza (ricordare) e pianificare, farci trovare pronti (programmare). Il punto è quanto tempo e quanta energia dedichiamo a queste attività che ci portano in qualche modo via dal momento presente, non permettendoci un incontro sereno con la realtà.

 

Occorre notare quando queste nostre abitudini mentali sono utili e quando, invece, sono dannose. L’invito è allora quello di osservarle, lasciando che la mente discorsiva non costruisca una storia anche su questo, ma piuttosto ritornando al momento presente chiedendoci semplicemente cosa c’è in questo momento? cosa posso apprezzare proprio ora?

 

Buona pratica!



  • LA NOSTRA PAURA PIÙ PROFONDA

    La nostra paura più profondanon è di essere inadeguati. La nostra paura più profondaè di essere potenti oltre ogni limite. È la nostra luce, non la nostra ombra,a spaventarci di più. Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?In realtà chi......

  • INCLINARE LA MENTE ALLA GIOIA

    Vi invito a unirvi a me nelle prossime 8 settimane in un percorso di Mindfulness intensivo e trasformativo che permetterà di RISCOPRIRE LA GIOIA....

  • UN ANNO DA RICORDARE

    Qualcuno che amavo una volta mi regalò una scatola piena di oscurità. Mi ci vollero anni per capire che anche quello era un dono. ~ Mary Oliver Ho un piccolo rituale a cui amo dedicarmi, ogni anno, negli ultimi giorni dell’anno.  Metto tutto in pausa per un’intera giornata – niente appuntamenti,......